giovedì 1 aprile 2010

Finale triste



Triste finale, vero amore mio? Non dormo e non veglio, non sogno e non penso e, sai, non è quel che hai detto o fatto o perché l'amore non ci è bastato più per salvarci; non è la frustrazione, non è la colera; è questa parola sola, ahimè mia, che mi divora e mi distrugge ora: bruttina... E vedo il tuo viso crollare attorno a quegli occhi troppo grandi per proteggerti, la tua smorfia di fastidio vacillare e fissarsi per un attimo in un ghigno di dolore e la tua bocca diventare la ferita sottile e stupita di una pugnalata veloce e improvvisa. Vedo la luce nei tuoi occhi arretrare e allontanarsi dall'iride e la bambina ritirarsi e raggomitolarsi nella parte di te che è sempre stata così sola e così spaventata e lì, nel buio, in silenzio, piangere. E adesso in ogni parte del mio corpo ogni mia cellula si consuma come bruciata dall'acido ma senza mai morire. Ben venga l'acido, ben venga il dolore, ben venga l'inferno, ben venga l'eternità! Ma è troppo tardi per cancellarla dalla tua memoria, dalla mia, da qualunque cosa abbia memoria. Avevo giurato di proteggerti ed eccomi qui con il coltello in mano...

...bruttina...

Non credermi, ti prego, non credermi mai più e pensa di me che sono un vile e un meno di niente, credici anzi, se ciò può aiutarti a dimenticare: e credici non perché lo sono stato, ma perché lo sono stato con te. Perché sei uno splendore invece, una meraviglia, imperfettamente bellissima come la bellezza che fa la storia della bellezza e che attraversa il tempo, sotto gli occhi di un'umanità sempre più incredula e cinica, senza mai appassire; sei la fanciulla sgusciata fuori da un ritratto del 500; sei la luce nei miei occhi, la gioia nel mio cuore e il calore del mio sangue. Sei troppo bella per me, ecco la verità. Ho rovinato il nostro finale con il veleno, una parola di troppo, inutile, falsa, mediocra e tremendamente cattiva, un morso, quando era proprio il linguaggio a celebrare e sublimare il nostro amore, ma è bastata questa fottuta parola e l'equivoco che finora vestiva i pani nobili della tragedia è diventato l'allucinazione e il farneticare di un vecchio barbone alcolizzato, anche se moriremo lo stesso, stasera e ogni sera della nostra vita, in questa nostra versione di Romeo e Giulietta. E' stato un colpo basso ed io non ero mai stato cattivo, finora, solo disperato. Allora è giunto il momento per me di chiudere tutto qui e pregare perché tu riesca a dimenticarmi al più presto e con me a seppellire per sempre questo mio miserabile e povero sussulto di orgoglio. Ora devo tacere, e nascondermi, senza fare rumore. E non farò più rumore, amore mio, te lo prometto.

Perdonami. Anzi, non perdonarmi.