venerdì 17 ottobre 2008

Il buio nelle vene

... e sempre più solo, mi dileguo, lentamente, assorbito o invaso dall'incomprensione, mi dileguo, incompreso da te e ora cosi lontano da me che non sento più il marciapiede sotto i piedi
La mia schiena non mi comunica più niente
E' il tempo che tira sulle mie vene
Il mio cuore non mi protegge più... il mio povero cuore batte a vuoto ed io non so vivere senza amare
Ora la folla mi attraversa mentre cerco d'innalzarmi sopra le facce di cera il rumore e la puzza
Inseguo
Il fumo
Della mia sigaretta
Il mio corpo sa tornare a casa
Salgo salgo ancora
Sopra, il cielo si gonfia, gronda, si spezza, si lacera, si strappa e fa acqua da tutte le parti
Quanto vorrei abbracciare il temporale e baciare un fulmine, una volta sola, l’ultima volta, questa volta
E conoscere tutto e dimenticare tutto nello stesso istante, conoscere solo conoscere
E non avere il tempo di sapere, di registrare, di ricordare, di dubitare, di indagare, di credere, di immaginare, di pensare, di capire
Ma ridere soltanto, una volta sola, l’ultima volta, questa volta, per il flash, ridere di me, per una di quelle foto istantanee che si smarriscono sempre, o che lentamente si rivelano, culminano, brillano un istante e si cancellano proseguendo il loro viaggio nel buio chimico, e non piangere no e non rimpiangere, mai, non rimanere, ma strappare, buttare, girare le spalle e vorrei
Tanto incontrarti per la prima volta ancora
Per il flash
Ma non mi guarda, non mi vede, la luce, perché non si vede, lei, in me, perché non la rifletto, lei, che ama tanto rispecchiarsi e baciarsi sulle mie labbra, accendere i miei occhi, riscaldarsi, amarsi nel mio amore, mentre io invece la assorbo, la inghiottisco, come una spugna avida e malefica, come il rumore, come il fetore, come la cera, la repugno, come un barbone che s’agita nel sogno e piscia nei suoi brandelli di abiti sporchi, la respingo, come un morto pieno di risentimento che affonda le dita e le unghie nella terra per alimentare la muffa che lo divora,per tenere ancora vivi l’odio, il rancore, la rabbia, abbastanza per lacerare e strappare i suoi ultimi ricordi, soffocare la luce nei suoi ricordi, per morire ancora, per morire di più, e proseguire in pace il suo viaggio nel freddo buio siderale senza più labbra, senza occhi, senza orecchie, senza cuore più, O Dio sparire sì
Come uno che non guardi più

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